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a cura di
Viviana Patti

Ultimo aggiornamento: 18 Aprile 2001


 

SCHEDE di CONVEGNI
 



Filosofia della conoscenza. II

Convegno Filosofia della conoscenza.
Siena 24 Marzo 2001


"Filosofia della conoscenza. II": questo il titolo del Convegno, il secondo sul tema, organizzato dall'ARIFS onlus in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia e Scienze Sociali dell'Università di Siena.

L'incontro, coordinato dal Prof. Paolo Parrini e dal Prof. Sandro Nannini, si è svolto a Siena durante la giornata di sabato 24 marzo, alla presenza di insegnanti, ricercatori e altri studiosi provenienti da tutta Italia. Nella sua relazione il Prof. Sandro Nannini (Università di Siena) ha analizzato le fasi della questione relativa alla possibilità di spiegare gli eventi naturali e comprendere le azioni umane con uno stesso modello: gli ultimi 150 anni hanno visto successivamente il confronto tra positivisti e storicisti, tra empiristi logici e loro avversari, tra "causalisti" e "intenzionalisti" neo-wittgensteiniani. Negli anni Ottanta la svolta cognitiva, facendo perdere interesse verso la "teoria dell'azione", ha avuto conseguenze anche per la filosofia della mente. Il problema mente - corpo è una questione fondamentale per lo status assegnato alle scienze umane e sociali: se la mente è considerata qualcosa di completamente diverso dal corpo, allora va studiata con metodi diversi da quelli delle scienze naturali; altrimenti si possono utilizzare gli stessi. In quest'ultima posizione, detta naturalistica, si può distinguere tra una forma debole, per la quale la psicologia resta autonoma dalle neuroscienze ed una forma forte, in base alla quale la psicologia scientifica si fonde con le neuroscienze.

L'intervento del Prof Claudio Pizzi (Università di Siena) si è aperto con la domanda fondamentale relativa al ragionamento induttivo, vale a dire come sia possibile giustificare razionalmente ragionamenti in cui le conclusioni non seguono deduttivamente dalle premesse. Analizzando la sottoclasse dei ragionamenti causali, quelli cioè in cui il nesso causa-effetto lega l'antecedente al conseguente, Pizzi ha mostrato come l'emergere dell'anticausalismo abbia portato a tradurre le relazioni causali in relazioni probabilistiche. Dopo l'insuccesso, rispetto all'identificazione di una vera e propria correlazione causale, delle teorie probabilistiche della causa, più recentemente l'attenzione si concentra sull'elemento controfattuale e quindi sull'idea per la quale la causa è una conditio sine qua non per l'effetto.

La relazione del Prof. Massimo Dell'Utri (Università di Urbino) ha preso in analisi il concetto di verità. In particolare sono state richiamate la teoria della verità come corrispondenza, la teoria semantica della verità, le concezioni epistemiche e le teorie deflazioniste per le quali la verità è un concetto vuoto, privo di un quid da indagare e privo altresì di un carattere esplicativo. Tra queste ultime è stata richiamata la posizione di F. P. Ramsey, che ritiene la verità una "ridondanza" (l'enunciato "è vero" è eliminabile), da quella di W. V. O. Quine, che propone una devirgolettatura (dell'enunciato), mentre rifiuta la totale eliminazione del termine "vero" dal nostro linguaggio, in quanto permette in alcuni casi una "discesa semantica", fungendo quindi da "intermediario tra il linguaggio e il mondo".

L'intervento del Prof. Paolo Parrini (Università di Firenze) ha avuto ad oggetto le tesi fondamentali rispettivamente dell'anti-realismo e del realismo. Del primo sono state analizzati: 1) il relativismo epistemico; 2)l'"oggetto della conoscenza" inteso come sintesi dell'esperienza secondo certe assunzioni epistemiche; 3) il legame apparentemente indissolubile tra scetticismo e realismo. Del realismo sono state presentate le seguenti tesi: 1) la non insensatezza e non contraddittorietà interna della nozione di oggetto di conoscenza, anche intesa in senso assoluto; 2) la dipendenza della struttura e dello sviluppo della conoscenza, non completamente determinabile dalle strutture epistemiche di riferimento; 3) le condizioni epistemiche della conoscenza come possibili proprietà strutturali degli oggetti in se stessi. Secondo Parrini una risposta "positiva" al contrasto epistemologico tra realismo e antirealismo sembra potersi prospettare richiamandosi ad una concezione di verità e oggettività quali "ideali regolativi".

Si segnala infine che ci sarà un'altra occasione per affrontare ulteriori aspetti di questa interessante problematica: il ciclo di incontri su "Filosofia della conoscenza" dovrebbe proseguire, infatti, l'anno prossimo con il terzo dei convegni previsti sull'argomento.

Ufficio stampa dell'ARIFS onlus:

Benedetta Faraglia

tel.: 0347 2656030



Workshop Annuale

ELABORAZIONE DEL LINGUAGGIO E RICONOSCIMENTO 
DEL PARLATO


Il 16 e 17 Dicembre 1999 si è tenuto a Povo di Trento, nella sede dell'IRST-ITC, il Workshop Annuale del Gruppo di Lavoro sul Linguaggio Naturale (organizzato da Anna Corazza, Morena Danieli e Leonardo Lesmo) che ha visto coinvolte per la prima volta insieme le sinergie dei gruppi italiani della ricerca in Natural Language Processing e Speech Recognition.

Al workshop sono stati presentati 14 contributi di vario background culturale. Gli interventi sono stati puntuali e pervasivi.

La partecipazione è stata calorosa e ben distribuita, coinvolgendo vari gruppi di ricerca a livello nazionale. La visibilità e l'interesse anche a livello internazionale del tema trattato è stato testimoniato dalla presenza di contributi coinvolgenti sistemi provenienti da progetti e collaborazioni su scala Europea.

All'apertura dei lavori ha dato seguito la relazione invitata della Prof. Emanuela Magno Caldognetto, dell'Istituto di Dialettologia e Fonetica del CNR, che ha presentato un interessante studio sull'interazione tra informazioni uditive ed informazioni visive nella trasmissione dell'informazione e in particolare l'interazione tra parlato e gestualità coverbale.

Con il proseguimento della prima sessione di lavoro, dedicato al NLP è stato presentato dal gruppo dell'Università di Roma Tor Vergata (Basili, Pazienza, Vindigni, Zanzotto) il sistema CHAOS, che realizza un modello di parsing adattivo basato su un'analisi sintattica stratificata del testo, e fonde tecniche di shallow parsing e la lessicalizzazione delle regole grammaticali, al fine di operare in modo efficiente e robusto sui testi con risultati che rendono promettente il suo utilizzo in applicazioni sottoposte a stretti vincoli temporali.

Ha concluso la prima parte della giornata la presentazione del Prof. Rodolfo Delmonte dell'Università di Venezia, che ha trattato di un modello per il tagging basato su evidenze linguistiche per la lingua italiana. Il lavoro ha fornito una panoramica ampia del problema, con un'interessante analisi contrastiva degli approcci statistico e linguistico, in funzione sia della lingua che della granularità del tagset utilizzato.

La seconda parte della giornata ha visto un'esauriente rassegna del Prof. Francesco Cutugno dell'Università degli Studi di Napoli Federico II sui modelli di riconoscimento del parlato in un excursus temporale che va dalle teorie "motorie", sviluppate a partire dai primi anni 70 (la Teoria acustica di Fant, la Motor Theory di Liberman e il recente Direct Realism di Fowler) alle teorie di analisi che presumono la decodifica del segnale acustico mediante la generazione di ipotesi interpretative (Analysis by synthesis di Stevens e Halle, o la Quantal Theory di Stevens, o la teoria delle Coorti di Wilson), fino alle più recenti teorie sillabiche (Cutler & Norris) e prosodiche (Grosjean & Gee).

Corazza, Cettolo, Lazzari, Painta, Pianesi e Novena, dell'ITC-IRST di Trento, hanno presentato un sistema di riconoscimento e traduzione del parlato, basato fondamentalmente su due catene di processi: una catena di analisi, lungo la quale è riconosciuto il segnale vocale, e la catena di generazione, lungo la quale le frasi analizzate e rappresentate in un formato di interscambio sono tradotte nella lingua destinazione (nel caso particolare l'Italiano) e prodotte in uscita. Il riconoscitore è basato su due modelli probabilistici: il già citato modello acustico e un modello del linguaggio, basato su HHM il primo, su trigrammi il secondo. Il generatore, che non utilizza una rappresentazione semantica orientata al linguaggio, si compone invece dell'equilibrata interazione tra un livello di euristiche generali, uno più specifico e una strategia di backup per passare tra i due.

Piero Cosi (Istituto di Fonetica e Dialettologia del CNR di Padova) ha presentato come applicazione dell'architettura ibrida HHM/ANN basata sul toolkit CSLU un modulo per il riconoscimento delle cifre in Italiano. Il lavoro è parte di un progetto mirato all'italianizzazione del Toolkit di CSLU. Dopo una breve presentazione del processo di riconoscimento, così come effettuato dai moduli di CSLU, sono stati discussi due esperimenti, il primo coinvolgente due corpora di IRST (FIELD e PHONE, contenenti appunto campioni vocali di cifre), e il secondo "general purpose", su APASCI, un corpus di ELRA di circa 4000 frasi, usato analogamente ai precedenti per il training di una rete neurale a tre livelli, con il compito di stimare la probabilità di circa 500 categorie fonetiche dipendenti dal contesto. I risultati dimostrano la portabilità dell'approccio all'Italiano e sono ben allineati con la letteratura.

La seconda giornata di lavoro è stata aperta dalla relazione invitata del Prof. Elmar Noeth dell'Università di Erlangen a Norimberga sull'uso della prosodia nella comprensione automatica del dialogo. Sono state presentate unità, fonemi, annotazioni e metodi statistici che vanno dal segnale alla fase di comprensione del dialogo. La prosodia viene utilizzata insieme ad altre sorgenti di conoscenza per il compito della risegmentazione e viene presentato un approccio ibrido che utilizza la prosodia per guidare uno shallow parser.

La proposta successiva è un lavoro di Bacalu e Delmonte incentrato su VESD – Venice Syllable Database, che è usato dal modulo Prosodico del sistema SLIM, le cui informazioni sono utilizzate sia per migliorare le performance della segmentazione automatica e l'allineamento del segnale vocale, sia per dare un feedback migliore allo studente che sta apprendendo la lingua, mostrando dove e quale è l'errore commesso. Come dimostrato dagli autori, il database può essere efficacemente messo a disposizione di un modulo di riconoscimento vocale che basi il processo su unità sillabiche anziché fonetiche.

Savino, Refice e Cerrato del Politecnico di Bari hanno quindi presentato uno studio mirato all'individuazione di correlati acustici per la classificazione delle intenzioni comunicative nell'interazione uomo-macchina, dove gli autori intendono fornire un contributo alla modellizzazione di fenomeni, quali gli allungamenti in finale di parola, le pause piene con vocalizzazione e le nasalizzazioni e vocalizzazioni melodiche. I risultati riportati evidenziano il ruolo della durata come correlato acustico di rilievo per la classificazione dell'intenzione comunicativa.

Le funzioni della ripetizione nel dialogo uomo-macchina sono state individuate e classificate nel lavoro di Bazzanella, Braiato e Danieli, per analizzare, sulla base di un corpus, se le potenzialità della ripetizione siano sfruttate anche nel dialogo uomo-macchina, quali specifiche funzioni esse assolvano, ed il loro ruolo nel processo di comprensione. Nell'interazione uomo-macchina, sono state individuate solo due forme di ripetizione relativamente alla risposta dell'utente, con la funzione di conferma o di correzione, concludendo che, mentre nel dialogo uomo-uomo la ripetizione entra in un processo di comprensione "scalare", per la macchina la comprensione è comunque "discreta".

In seguito, Huber e Magnini (IRST-ITC, Trento) hanno discusso una metodologia per elaborare dialoghi Object-Oriented, un tipo in cui l'obiettivo della comunicazione è semplicemente il retrieval di oggetti in un particolare dominio. Il modello di rappresentazione utilizzato è una tassonomia ISA di concetti i cui specifici oggetti costituiscono una possibile istanziazione. Il dialogo viene segmentato, ne viene costruita una rappresentazione logica, e viene strutturato in forma d'albero con l'ausilio di un operatore di "append" ed un operatore di "merge".

Interessante e quanto mai appropriata, la relazione invitata di Salza e Quazza dal titolo: "Sintesi vocale, ovvero come dar voce al testo", che ha concluso la prima parte della seconda giornata. Gli autori focalizzano l'attenzione sulla relazione simmetrica tra voce e testo, mostrando la dualità tra un modello di sistema per la sintesi vocale ed un sistema di riconoscimento. Le tecnologie impiegate nel sintetizzatore Actor realizzato in CSELT. I passi di normalizzazione del testo, classificazione lessicale, la determinazione del "phrasing" prosodico e la deaccentazione, la trascrizione fonetica e la generazione del segnale per concatenazione di unità acustiche, e infine l''pprendimento automatico della prosodia, sono stati gli argomenti principali della trattazione.

Brugnara, Cettolo, Federico e Giuliani, presentano quindi i primi risultati dello sviluppo di un sistema per la trascrizione di notizie radiofoniche che dovrà essere applicato al processamento di grandi archivi audio. Il sistema di base consiste di un modulo per la segmentazione audio e di un riconoscitore del parlato che opera un beam search ricorsivo di Viterbi, di un lessico di 64000 parole e una rappresentazione ad albero di trigrammi LM.

Chiude la seconda giornata di lavoro un sistema di dialogo ad iniziativa mista su linea telefonica, presentato da Falavigna, Gretter, Orlandi e Sandrini dell'IRST-ITC di Trento. In tale sistema, l'utilizzatore può specificare o aggiornare le sue richieste in qualsiasi momento dell'interazione, in modo indipendente dal parlatore; il modello del linguaggio si basa su transizioni ricorsive ed è in grado di trattare il parlato continuo. Il dominio è modellato mediante contesti, contenenti informazioni di base associate a sottogrammatiche utilizzate durante la fase di riconoscimento. Alle parole e/o alle grammatiche del modello del linguaggio sono associati dei pesi, che permettono di favorire alcuni concetti rispetto ad altri in funzione dello stato del dialogo.

Ogni intervento ed ogni sessione sono stati seguiti da una vivace discussione che ha permesso ai partecipanti di approfondire le competenze e confrontare le esperienze di lavoro dell'ultimo anno.

Alla fine della prima giornata si è tenuta l'assemblea annuale del gruppo di lavoro sull'Elaborazione del Linguaggio Naturale. Leonardo Lesmo ha confermato le sue irrevocabili dimissioni da coordinatore del gruppo e l'assemblea ha invitato quindi Maria Teresa Pazienza a coordinare il gruppo. Pur riconoscendo le difficoltà oggettive del compito, M.T. Pazienza ha accettato l'incarico con entusiasmo sottolineando caldamente, nel contempo, la sua intenzione di coinvolgere attivamente tutti i membri del gruppo di lavoro nelle iniziative da sviluppare.

Si è passati quindi alla discussione sulle attività che fosse ipotizzabile lanciare nell'immediato; per questo anno si è concordato, oltre alla riunione annuale del gruppo che si potrebbe far coincidere con il congresso dell'associazione, di affiancare una "convention" cui far convenire sviluppatori (a qualunque titolo) ed utilizzatori (a qualunque titolo) di sistemi basati su conoscenza linguistica. Fabio Pianesi si è dichiarato disponibile a collaborare a tale iniziativa con il supporto della istituzione di appartenenza l'ITC-IRST.

Altre attività potrebbero essere lanciate solo nel caso in cui altri membri del gruppo dichiarino analoga disponibilità.



SIFA'99

Normatività, Fatti,Valori


Di fatti e valori, descrizioni e valutazioni si è discusso dal 28 al 30 ottobre 1999 nel convegno organizzato a Roma dalla Società Italiana di Filosofia Analitica. Le relazioni di Georg Henrik von Wright sulla valutazione, di Diego Marconi sulle irrinunciabili componenti normative della semantica, Di Georg Meggle sul problema della possibilità di universalizzare l'etica, di Jennifer Hornsby sui riflessi dell'assunzione della dimensione illocutiva del linguaggio nel dibattito tra libertari ed egalitari, di Luigi Ferrajoli sul confronto tra teorie normative e teorie realistiche del diritto, di Paolo Leonardi su come si dia significato ai nomi propri attraverso regole, di Sebastiano Maffettone sui modelli di normatività in teoria politica, hanno fornito le tracce più evidenti di un dibattito che si è sviluppato nelle sessioni parallele dedicate rispettivamente ad Azioni, valori e razionalità pratica, a Normatività semantica ed epistemica e a Normatività tra diritto e politica.

La pluralità di prospettive da cui questi temi sono stati affrontati, dalla filosofia del linguaggio all'epistemologia, dall'etica alla filosofia del diritto e della politica, dalla filosofia della scienza alla filosofia della mente, non solo ha permesso un utile confronto tra cultori di discipline diverse, ma ha anche fornito il materiale indispensabile per delineare una sorta di mappa ideale dei luoghi e dei modi in cui nelle discussioni filosofiche recenti questioni di valore si sono intrecciate a questioni di fatto.

All'origine delle discussioni sul "posto dei valori nel mondo dei fatti" - per riprendere il tema della tavola rotonda che si è svolta durante il convegno - vi è lo scontro tra modi differenti di considerare l'uomo nei suoi rapporti con il mondo naturale. Se infatti sembra indubbio che è peculiare dell'uomo mettere in pratica comportamenti che rimandano a preferenze tra valori diversi, ad assunzioni di obblighi, a rispetto di norme, a giustificazione di scelte, al libero esercizio della razionalità, le strade si dividono quando si tratta di vedere se tutto ciò sia riducibile in qualche modo a una base naturalistica o meno. Le cose si complicano ancor più per il fatto che le conseguenze dell'accettare l'una o l'altra strada non sono del tutto indolori. Se si sceglie la strada naturalistica, infatti, sembra necessario abbandonare qualsiasi pretesa di giustificazione e aderire a una qualche forma di relativismo, mentre se si sceglie la strada opposta non si può evitare di affrontare il problema della giustificazione delle norme. Forse proprio il tentativo di intraprendere una via intermedia tra queste alternative è la dimensione caratteristica delle discussioni recenti che hanno trovato echi anche in questo convegno.



CONTEXT'99

2nd International and Interdisciplinary Conference 
on Modeling and Using Context

Notizie generali

CONTEXT'99 (Trento, 9-11 settembre 1999) è la seconda edizione di una conferenza internazionale interamente dedicata al problema del contesto. La prima edizione si è tenuta a Rio de Janeiro (Brasile) nel 1997. La prossima edizione si terrà in Scozia nel 2001.
Il comitato organizzatore di CONTEXT'99 era così composto:
 
 
Conference Chair Patrick Brézillon LIP6, University Paris VI (France)
Program Co-Chair Paolo Bouquet Università di Trento (Italia)
Program Co-Chair Luciano Serafini ITC-IRST, Trento (Italia)
Local Chair & Treasurer Francesca Castellani Università di Trento (Italia)
Publicity Chair Massimo Benerecetti Università di Trento (Italia)

La principale caratteristica di CONTEXT è l'interdisciplinarietà. L'ipotesi di partenza di tale conferenza è infatti che la nozione di contesto sia di estrema rilevanza per un buon numero di discipline, in particolare - ma non esclusivamente - discipline che riguardano il linguaggio e la rappresentazione della conoscenza. Tra esse, le discipline più rappresentate all'edizione di quest'anno sono state l'intelligenza artificiale, la filosofia, la logica, la linguistica, le scienze cognitive, la psicologia. Tuttavia non sono mancati contributi di altre discipline (per esempio la geografia) e contributi legati ad applicazioni tecnologiche di tipo informatico (interfaccia uomo-macchina, agenti elettronici, sistemi per il controllo della qualità).

Il programma

Il programma di CONTEXT'99 è stato curato da un comitato di programma presieduto da Paolo Bouquet (Università di Trento) e Luciano Serafini (ITC-IRST, Trento).

L'interesse per il tema proposto dalla conferenza è indubbiamente testimoniato dall'alto numero di proposte di comunicazione ricevute: 120 (tra le quali 111 sono state considerate nel processo di revisione). Tra gli aspetti più positivi vale sicuramente la pena di sottolineare il buon equilibrio tra aree disciplinari e la distribuzione geografica (24 dagli Stati Uniti, 16 dalla Francia, 11 dal Regno Unito, 10 dall'Italia, 7 dalla Germania, 4 dall'Australia, 3 da Canada, Giappone, Ucraina, Spagna, Norvegia, Finlandia e Olanda, 2 da Svizzera, Belgio, Polonia e Bulgaria, 1 da Argentina, Austria, Brasile, Cile, Danimarca, Messico, Romania, Russia, Tunisia e Turchia; il resto da vari paesi del mondo).

Il processo di selezione è avvenuto secondo il metodo della peer review. Ogni articolo è stato spedito a tre referee diversi (per lo più membri del comitato di programma della conferenza) e, ove possibile, appartenenti a discipline diverse. I criteri in base a cui è stato chiesto ai referee di giudicare i lavori presentati sono stati: rilevanza per la conferenza, significatività del contributo, originalità, qualità tecnica e presentazione.

Il risultato di tale processo ha portato a selezionare 54 lavori così suddivisi:

  • 33 "full papers", i cui contenuti sono stati presentati durante le sessioni generali della conferenza;
  • 21 "short papers", la cui presentazione è avvenuta durante una speciale poster session serale.

L'obiettivo di questa distinzione era di presentare i lavori di interesse più generale (o comunque in fase più avanzata) nelle sessioni generali, riservando i lavori più specifici (o in fase più preliminare) alla poster session. Tutti i lavori accettati sono stati raccolti in un volume dal titolo Modeling and Using Context, pubblicato dalla Springer Verlag nella serie Lecture Notes in Artificial Intelligence (vol. LNAI 1688).

Oltre alle presentazioni degli autori selezionati tra coloro che hanno proposto un contributo, CONTEXT'99 ha visto la partecipazione di 5 relatori invitati:

  • Andrea Bonomi (Dipartimento di Filosofia, Università di Milano): Fictional Contexts
  • Gilles Fauconnier (CogSci Dept., UC San Diego, CA): Dynamics of Meaning Construction;
  • Fausto Giunchiglia (Università di Trento e ITC-IRST): Local Models Semantics, or Contextual Reasoning = Locality + Compatibility
  • Francois Récanati (CREA, École Polytéchnique, Francia): Are `here' and `now' indexicals?
  • Amanda Vizedom (CYCorp., Austin, TX): The Dimensions of Context-Space

Riflessioni

Anche se una conferenza come CONTEXT'99 può avere degli interessanti effetti immediati, i risultati più duraturi sono certamente quelli di medio e lungo periodo.

Infatti, l'interdisciplinarietà è qualcosa che sicuramente arricchisce chi accetta di mettere in discussione gli "assiomi" della propria disciplina, ma uno scambio proficuo tra discipline diverse non può che essere il risultato di un lungo (e faticoso) processo di integrazione e di costruzione di un linguaggio comune. Sarebbe certamente esagerato dire che CONTEXT'99 ha permesso un dialogo interdisciplinare tra tutti i partecipanti. Tuttavia, la sensazione di chi ha partecipato a CONTEXT'99 è stata quella che tutti abbiano fatto uno sforzo per rendere il proprio approccio accessibile al di là degli stretti confini disciplinari. Da questo punto di vista, vedere l'interesse con cui filosofi del linguaggio ascoltavano presentazioni su GIS (Geographic Information System) e interfacce uomo-macchina, o dall'altro lato la concentrazione di ingegneri per relazioni sulla logica degli indicali o sui contesti di finzione sembrano indicatori molto promettenti della possibilità di costruire una comunità interdisciplinare sul tema del contesto.

Nonostante la distanza (almeno apparente) tra le modalità con cui il problema del contesto si presenta nelle varie discipline, e la varietà dei metodi e degli strumenti con cui esso è affrontato, sembra esserci la possibilità di cogliere alcuni temi comuni. Tra questi, vorrei ricordarne almeno due:
 
 

  1. il contesto è un concetto che ha a che vedere con la struttura del mondo in cui un individuo si trova ad agire, o piuttosto con il modo in cui un individuo si rappresenta il proprio mondo?
  2. esiste la possibilità di una rappresentazione totalmente indipendente dal contesto, oppure - in quanto soggetti finiti e con risorse limitate - gli esseri umani (ed eventualmente agenti intelligenti artificiali) sono necessariamente vincolati a rappresentazioni il cui contenuto è inevitabilmente dipendente da assunzioni contestuali?

Questi esempi, ovviamente, non coprono assolutamente i temi trattati durante la conferenza, che sono andati dal contesto linguistica fino alla proposta di formalismi logici per la rappresentazione del ragionamento contestuale, dal problema del contesto sociale a quello percettivo, dall'analisi ontologica a quella cognitiva, arrivando fino all'uso della nozione di contesto per la progettazione di nuove tecnologie.

In conclusione, l'impressione generale è che una strada sia stata aperta, anche se rimane molto da fare. Per questa ragione, durante la cerimonia di chiusura della conferenza, da più parti è stata sottolineata la necessità di lavorare affinchè nasca una comunità stabile, che favorisca lo scambio interdisciplinare anche nei due anni che separano le varie edizioni di CONTEXT. Per questo è stata decisa l'attivazione di un sito Web dedicato espressamente a rappresentare questa comunità interdisciplianare, a cui sarà associata una mailing list.


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