SWIF
Estetica
In libreria  
La sezione è continuo aggiornamento. Nuove segnalazioni,
sono benvenute

Ulltimo aggiornamento: 29 dicembre, 2002 
Last Updated: December 29, 2002


Per una rassegna bibliografica completa del panorama estetico internazionale del 2001 si rimanda alla bibliografia curata dalla SIE


 

  • Joseph Addison, I piaceri dell'Immaginazione, , a cura di Giuseppe Sertoli, traduzione di Goffredo Miglietta, Aesthetica, Palermo, 2002, 100 pp.

    Pubblicati nel 1712 sui nn. 411-421 dello "Spectator", il famoso periodico culturale e di costume diretto da Joseph Addison e Richard Steele, gli undici saggi intitolati I piaceri dell'Immaginazione costituiscono, insieme a quello sul "gusto" che li introduce (n. 409), il primo trattato di Estetica modernamente intesa. Scritti con tono discorsivo e rivolti ai "lettori comuni" - secondo il programma addisoniano di trasferire la filosofia dagli studi e dalle biblioteche ai club e alle coffee-houses - essi fissano le coordinate lungo le quali si muoverà l'intera riflessione settecentesca intorno all'esperienza del bello naturale e artistico. Erede di Locke, Addison affronta il problema estetico non più in chiave retorica ma in chiave psicologica (cioè dal versante della fruizione anziché da quello della produzione), e in tal modo avvia una fenomenologia dell'esperienza estetica a cui tutti gli autori che verranno dopo di lui, fino a Kant incluso, saranno in qualche misura debitori. Definizione del gusto, statuto dell'immaginazione (e suoi rapporti col giudizio), individuazione di specifiche categorie estetiche (fra cui particolarmente innovativa quella del "sublime"), abbozzo di un "sistema delle arti": questi alcuni dei più rilevanti temi proposti dai Piaceri dell'Immaginazione. E attorno ad essi una molteplicità di osservazioni e di spunti - sull'architettura, i giardini, il linguaggio della poesia, ecc. - che saranno ripresi e sviluppati nel corso del XVIII secolo da filosofi, critici e artisti assicurando all'operetta addisoniana una fortuna europea che ha pochi paragoni nel suo tempo.

  • Luisa Bonesio Ernst Jünger e il pensiero del nichilismo, Herrenhaus Edizioni, 2002, 358 pp., che raccoglie gli Atti dell'omonimo convegno internazionale di studi tenutosi a Milano il 20-21 ottobre 2000

 

  • Massimiliano Carbone, L'occhio e la pagine. Tra immagine e parola, Milano, Jaca Book, 2002, 160 pp.

    Il volume disegna un ampio orizzonte di temi e motivi riassumibile in un'unica paradossale domanda: se parlare e vedere non sono la stessa cosa, se ciò che si vede non sta mai in ciò che si dice, se la descrizione mai ci restituirà tutto ciò che la percezione ci fornisce, la critica d'arte è davvero possibile? O forse non sa quel che dice e dice quel che non sa?

  • Elio Franzini Il teatro, la festa e la rivoluzione. Su Rousseau e gli enciclopedisti, n. 65 degli "Aesthetica Preprint" del Centro Internazionale Studi di Estetica, 2002, 108 pp.

La polemica sugli spettacoli, che ha il suo avvio nel 1758 con la voce enciclopedica "Ginevra" firmata da d'Alembert, che suscita la "Lettera sugli Spettacoli" di Rousseau, dimostra che il partito dei Lumi si è spezzato in varie fazioni. Portando alla luce queste divisioni, apre un dibattito filosofico che diviene disputa estetico-politica e, in seguito, prassi rivoluzionaria. La controversia filosofica conduce sul senso conoscitivo della "rappresentazione" - maschera perversa per Rousseau, statica forma naturalistica per Voltaire, dinamica genesi di senso per Diderot - cioè sul rapporto tra conoscenza mediata e immediata e, quindi, sulla relazione tra natura e vita, tra passione e ragione. "Teatro" è il nome che, nella "Lettera sugli Spettacoli", Rousseau attribuisce ai due sensi - quello di Voltaire e quello di Diderot - assunti dalla finzione mascherante della rappresentazione, cui contrappone, quale modello spettacolare e gnoseologico, la festa.

  • Immanuel Kant, Annotazioni alle Osservazioni sul sentimento del bello e del siblime, a cura di Maria Teresa Catena, Guida, Napoli, 2002, 206 pp.

 

  • Guido Morpurgo-Tagliabue Il Gusto nell'estetica del Settecento, curato da Luigi Russo e Giuseppe Sertoli, n. 11 dei "Supplementa" degli "Aesthetica Preprint" del Centro Internazionale Studi di Estetica, 2002, 256 pp.

    In questo volume vengono raccolti e organizzati in una struttura unitaria una serie di saggi sul "concetto di gusto" in Italia e Gran Bretagna nel XVIII secolo pubblicati da Guido Morpurgo-Tagliabue (1907-1997) nei primi anni '60 e mai più ristampati. Essi costituiscono il tronco di una vera e propria storia dell'idea di Gusto nel Settecento europeo che l'Autore progettava ma non portò a termine

  • Pierluigi Panza, Estetica, tempo e progetto nell'età delle comunicazioni, Milano, Guerini e Associati, 2002, pp. 222

 

  • Giangiorgio Pasqualotto, Estetica del vuoto. Arte e meditazione nelle culture d'Oriente, Marsilio, Padova, 2002, pp. 160

L'Occidente rimane spesso sconcertato di fronte alle forme prodotte dalle arti tradizionali di Cina e Giappone. La ricerca di Giangiorgio Pasqualotto intende superare questa sorta di smarrimento delineando l'esperienza del vuoto come fonte primaria di alcune fondamentali forme d'arte che hanno reso celebri e del tutto originali quelle tradizioni: la cerimonia del tè ('chanoyu'), la pittura ad inchiostro ('sumie'), la poesia 'haiku', l''ikebana', l'arte dei giardini secchi ('karesansui'), il teatro 'no'. Andando alle radici dell'esperienza del vuoto si scopre che essa emerge, ancor prima che da riflessioni teoriche, da una 'pratica di meditazione' - esercitata soprattutto nei modi indicati dal Taoismo e dal Buddhismo Zen - che può realizzare condizioni di vuoto produttivo nella mente, nel cuore e nel corpo non solo dell'artista, ma anche di chi ne gusta le opere. Questa ricerca, pertanto, affronta l'esperienza del vuoto attiva alle radici di alcune arti d'Oriente sia indagando i principali testi taoisti e buddhisti ad essa dedicati, sia, soprattutto, sviluppando alcune riflessioni originate dal contatto con Maestri (e Maestre) che dall'esperienza del vuoto hanno tratto vitali forme d'arte.

  • Tommaso Pomilio, Asimmetrie del due. Di alcuni motivi scapigliati, Lecce, Manni, 2002, pp. 187

Questo studio affronta quel denso campo culturale che fu la Milano degli Scapigliati, attraverso tre decisivi snodi di una crisi provata da un pensiero che dové definirsi 'dualistico' sulla scena del Profondo e del Moderno. Ossia: l'emergere di un nuovo senso 'interiore' dello spazio esterno, nello squilibrato espandersi della città; il precisarsi di un'antinomia intrinseca all'io non meno che al corpo sociale, nelle evoluzioni della tematica del 'Doppio'; il definirsi di un'estetica totale, fondata sul principio dell''asimmetria'. Un lavoro insieme classico e innovativo, capace di penetrare nei giunti di quella mai risolta tensione, che nella cultura italiana appare come la prima irruzione di una dialettica dell'avanguardia, considerata nella prospettiva del suo 'fronte interiore'.

 

  • Renato Troncon, Estetica applicata. Estetica applicata. Idee per una riedificazione della Ragione estetica, Bolzano, Il Brennero, 2002, 332 pp.

    Si può "applicare" la filosofia e, in particolare, l'Estetica? Questo libro risponde positivamente a questa domanda, e, riportando l'Estetica alle proprie origini e al proprio ideale di conoscenza, ricostruisce tendenze e scuole di pensiero, riflessioni e scuole artistiche, spirito dell'epoca e condizione del pensiero propedeutiche a quella che potrebbe essere chiamata una "nuova" Estetica.

 

 


Inviate i vostri commenti e contributi per queste pagine a:Tiziana Andina
SWIf - Sito Web Italiano per la Filosofia - Copiright  © 1997- 98 - Periodico elettronico - registrazione n. ISSN 1126-4780