- Joseph
Addison, I piaceri dell'Immaginazione, , a cura di Giuseppe
Sertoli, traduzione di Goffredo Miglietta, Aesthetica, Palermo,
2002, 100 pp.
Pubblicati
nel 1712 sui nn. 411-421 dello "Spectator", il famoso periodico
culturale e di costume diretto da Joseph Addison e Richard Steele,
gli undici saggi intitolati I piaceri dell'Immaginazione costituiscono,
insieme a quello sul "gusto" che li introduce (n. 409), il primo
trattato di Estetica modernamente intesa. Scritti con tono discorsivo
e rivolti ai "lettori comuni" - secondo il programma addisoniano
di trasferire la filosofia dagli studi e dalle biblioteche ai
club e alle coffee-houses - essi fissano le coordinate lungo
le quali si muoverà l'intera riflessione settecentesca intorno
all'esperienza del bello naturale e artistico. Erede di Locke,
Addison affronta il problema estetico non più in chiave retorica
ma in chiave psicologica (cioè dal versante della fruizione
anziché da quello della produzione), e in tal modo avvia una
fenomenologia dell'esperienza estetica a cui tutti gli autori
che verranno dopo di lui, fino a Kant incluso, saranno in qualche
misura debitori. Definizione del gusto, statuto dell'immaginazione
(e suoi rapporti col giudizio), individuazione di specifiche
categorie estetiche (fra cui particolarmente innovativa quella
del "sublime"), abbozzo di un "sistema delle arti": questi alcuni
dei più rilevanti temi proposti dai Piaceri dell'Immaginazione.
E attorno ad essi una molteplicità di osservazioni e di spunti
- sull'architettura, i giardini, il linguaggio della poesia,
ecc. - che saranno ripresi e sviluppati nel corso del XVIII
secolo da filosofi, critici e artisti assicurando all'operetta
addisoniana una fortuna europea che ha pochi paragoni nel suo
tempo.
- Luisa
Bonesio Ernst Jünger e il pensiero del nichilismo, Herrenhaus
Edizioni, 2002, 358 pp., che raccoglie gli Atti dell'omonimo convegno
internazionale di studi tenutosi a Milano il 20-21 ottobre 2000
- Massimiliano
Carbone, L'occhio e la pagine. Tra immagine e parola, Milano,
Jaca Book, 2002, 160 pp.
Il
volume disegna un ampio orizzonte di temi e motivi riassumibile
in un'unica paradossale domanda: se parlare e vedere non sono
la stessa cosa, se ciò che si vede non sta mai in ciò che si
dice, se la descrizione mai ci restituirà tutto ciò che la percezione
ci fornisce, la critica d'arte è davvero possibile? O forse
non sa quel che dice e dice quel che non sa?
- Elio
Franzini Il teatro, la festa e la rivoluzione. Su Rousseau
e gli enciclopedisti, n. 65 degli "Aesthetica Preprint" del
Centro Internazionale Studi di Estetica, 2002, 108 pp.
La
polemica sugli spettacoli, che ha il suo avvio nel 1758 con la
voce enciclopedica "Ginevra" firmata da d'Alembert, che suscita
la "Lettera sugli Spettacoli" di Rousseau, dimostra che il partito
dei Lumi si è spezzato in varie fazioni. Portando alla luce queste
divisioni, apre un dibattito filosofico che diviene disputa estetico-politica
e, in seguito, prassi rivoluzionaria. La controversia filosofica
conduce sul senso conoscitivo della "rappresentazione" - maschera
perversa per Rousseau, statica forma naturalistica per Voltaire,
dinamica genesi di senso per Diderot - cioè sul rapporto tra conoscenza
mediata e immediata e, quindi, sulla relazione tra natura e vita,
tra passione e ragione. "Teatro" è il nome che, nella "Lettera
sugli Spettacoli", Rousseau attribuisce ai due sensi - quello
di Voltaire e quello di Diderot - assunti dalla finzione mascherante
della rappresentazione, cui contrappone, quale modello spettacolare
e gnoseologico, la festa.
- Immanuel
Kant, Annotazioni alle Osservazioni sul sentimento del bello
e del siblime, a cura di Maria Teresa Catena, Guida, Napoli,
2002, 206 pp.
- Giangiorgio
Pasqualotto, Estetica del vuoto. Arte e meditazione nelle culture
d'Oriente, Marsilio, Padova, 2002, pp. 160
L'Occidente
rimane spesso sconcertato di fronte alle forme prodotte dalle
arti tradizionali di Cina e Giappone. La ricerca di Giangiorgio
Pasqualotto intende superare questa sorta di smarrimento delineando
l'esperienza del vuoto come fonte primaria di alcune fondamentali
forme d'arte che hanno reso celebri e del tutto originali quelle
tradizioni: la cerimonia del tè ('chanoyu'), la pittura ad inchiostro
('sumie'), la poesia 'haiku', l''ikebana', l'arte dei giardini
secchi ('karesansui'), il teatro 'no'. Andando alle radici dell'esperienza
del vuoto si scopre che essa emerge, ancor prima che da riflessioni
teoriche, da una 'pratica di meditazione' - esercitata soprattutto
nei modi indicati dal Taoismo e dal Buddhismo Zen - che può realizzare
condizioni di vuoto produttivo nella mente, nel cuore e nel corpo
non solo dell'artista, ma anche di chi ne gusta le opere. Questa
ricerca, pertanto, affronta l'esperienza del vuoto attiva alle
radici di alcune arti d'Oriente sia indagando i principali testi
taoisti e buddhisti ad essa dedicati, sia, soprattutto, sviluppando
alcune riflessioni originate dal contatto con Maestri (e Maestre)
che dall'esperienza del vuoto hanno tratto vitali forme d'arte.
- Tommaso
Pomilio, Asimmetrie del due. Di alcuni motivi scapigliati,
Lecce, Manni, 2002, pp. 187
Questo
studio affronta quel denso campo culturale che fu la Milano degli
Scapigliati, attraverso tre decisivi snodi di una crisi provata
da un pensiero che dové definirsi 'dualistico' sulla scena del
Profondo e del Moderno. Ossia: l'emergere di un nuovo senso 'interiore'
dello spazio esterno, nello squilibrato espandersi della città;
il precisarsi di un'antinomia intrinseca all'io non meno che al
corpo sociale, nelle evoluzioni della tematica del 'Doppio'; il
definirsi di un'estetica totale, fondata sul principio dell''asimmetria'.
Un lavoro insieme classico e innovativo, capace di penetrare nei
giunti di quella mai risolta tensione, che nella cultura italiana
appare come la prima irruzione di una dialettica dell'avanguardia,
considerata nella prospettiva del suo 'fronte interiore'.
- Renato
Troncon, Estetica applicata. Estetica applicata. Idee per una
riedificazione della Ragione estetica, Bolzano, Il Brennero,
2002, 332 pp.
Si
può "applicare" la filosofia e, in particolare, l'Estetica?
Questo libro risponde positivamente a questa domanda, e, riportando
l'Estetica alle proprie origini e al proprio ideale di conoscenza,
ricostruisce tendenze e scuole di pensiero, riflessioni e scuole
artistiche, spirito dell'epoca e condizione del pensiero propedeutiche
a quella che potrebbe essere chiamata una "nuova" Estetica.
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